La scorsa settimana, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato: un ambiente pulito, sano e sostenibile è un diritto umano. Il piccolo Stato insulare di Vanuatu e molti giovani attivisti e attiviste hanno reso possibile questo passo fondamentale. Il loro impegno pluriennale ha dato i suoi frutti. È un segnale forte per tutti i governi del mondo: la protezione del clima è un dovere.
La CIG è chiara:
- Il cambiamento climatico è una minaccia seria per tutta l’umanità.
- Gli Stati devono agire per fermare il riscaldamento globale.
- Chi non agisce potrebbe violare il diritto internazionale.
Particolarmente importante: l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi è vincolante. I Paesi che lo ignorano potrebbero essere chiamati a risponderne. Anche i Paesi danneggiati – come gli Stati insulari minacciati dall’innalzamento del livello del mare – potrebbero chiedere risarcimenti, anche se caso per caso.
Anche se il parere della CIG non è giuridicamente vincolante, ha un grande peso politico e morale: offre a giudici, politici e attivisti in tutto il mondo uno strumento potente per lottare per la giustizia climatica.
Il messaggio è chiaro: la protezione del clima non è più un’opzione, è un diritto umano. E chi è responsabile della crisi deve assumersi le proprie responsabilità.
Una grande vittoria per la protezione del clima anche in Italia!
La più alta corte italiana ha stabilito: la giustizia climatica è possibile anche in Italia. Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadini e cittadine hanno vinto la causa. Il tribunale ha confermato che aziende come ENI possono essere ritenute responsabili dei danni ambientali causati dal cambiamento climatico.
Finora non era chiaro se tali azioni legali fossero ammissibili in Italia. Ora lo è: le cause climatiche sono legittime – anche quando le emissioni provengono dall’estero, se i danni si manifestano in Italia.
Questo significa che l’Italia entra a far parte dei Paesi in cui i diritti umani e il clima sono tutelati anche legalmente. La tutela delle persone ha la priorità sugli interessi delle aziende. Questa sentenza rappresenta un precedente importante per tutti i processi climatici in corso e futuri nel Paese.
Anche per la causa intentata da Greenpeace contro ENI si tratta di una svolta. Nel maggio 2023, Greenpeace, insieme a ReCommon e a dodici cittadini, ha presentato un’azione legale. L’obiettivo: costringere ENI a ridurre le proprie emissioni e a rispettare l’Accordo di Parigi. ENI e altri avevano cercato di bloccare la causa – ma ora la Corte di Cassazione ha chiarito: i tribunali italiani possono giudicare questi casi.

